Is there any problem?

Ore 20.00. Alle prese con la cottura della cecìna per la serata Madrina-Figlioccia, ricevo una telefonata da un call center. Tengo a far notare che preparare una buona cecìna è un po’ come eseguire un intervento di microchirurgia: serve polso fermo e sangue freddo. Perché la cecìna l’è subdola! La ricetta potrebbe trarre in inganno: farina di ceci, acqua q.b. olio e sale. Tuttavia, è quel “q.b.” a fare la differenza. Troppo la annacqua e troppo poco la pietrifica. Per non parlare della cottura in forno che va monitorata come si fa con le funzioni vitali di un paziente in sala operatoria. La mia prima cecìna, riecheggia tra le memorie storico-canavesane, è l’apotropaion delle massaie, la temuta alternativa all’andare a letto senza cena dei bambini capricciosi;  si narra che il suo ricordo venga addirittura usato a scopi motivazionali con chi pensa d’esser nato sotto una cattiva stella. Quindi, possiate comprendere la delicata situazione in cui mi trovavo.

Ma torniamo alla chiamata dal call center: “Buonasera sig.ra, chiamo dall’azienda […] per conto di […] avrei piacere di offrirle…”

Lancio uno sguardo alla teglia dentro il forno, e con un cenno della mano invito la mia assistente a fare altrettanto. Ogni minuto che passa può essere fatale.

Hello! Let’s do fast, please. I’m very busy!” Intanto sollevo gli occhi all’orologio appeso al muro.

Dal telefono si ode un lamento, un’emozione malcelata: “Ehm, ehm…hmm…ehm, You…You…Do You…Do You speak Italian?” keep-calm-cuz-there-s-no-problem

No, sorry…” (La finta voce affranta è il mio cavallo di battaglia. Sono subdola come un pelo di gatto infilato tra le maglie di un cardigan. O come la cecìna nel forno.) Silenzio. Poi quello che sembra un sorriso imbarazzato: “Ehm, ok…ehm, ops! Ok…Good night…

Cazzo! Mi hai strappata alla mia creatura per un “Buonanotte”? Infierisco: “Oh! Here it’s morning…

Altro silenzio. Infine una risatina che nulla ha da invidiare all’isteria: “Ah…ehm, ah…” Sopraffatta, non le resta che tagliar corto con un “Bye, Bye!” e poi riagganciare.

La domanda ora è d’uopo: quanti mesi in un centro di Salute Mentale le avrò regalato?

1 commento su “Is there any problem?”

  1. Credo invece avrà asciugato il sudore della fronte ed avrà composto un nuovo numero
    “Pronto signora? ”
    “Con chi parlo?”
    “Ecco vorrei… ma lei parla unicamente italiano? ”
    “Si. Certo.”
    “Nessun’altra lingua? Chessò, inglese, francese..”
    “No..solo un po’ di dialetto di molfetta”
    Silenzio. Si sentono carte sfogliare.
    Poi la voce diviene agguerrita e solare
    “Ottimo signo’! Ca c’ sta na promozione!!!!”

    Ecco, credo il tuo inglese lo abbia solo reso più efficace.
    Sti rompipalle al telefono!

    Jill scott – all i

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