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an unpredictable breakfast

That morning, after the usual breakfast at the Cafe No. 76, watching the crumbs of the croissant on the table, I had a clear picture of the place where I would have to start telling everything

Quel mattino, dopo la solita colazione al Caffè n 76, fissando con un alquanto ipocrita senso di colpa le briciole del croissant alla crema sparse sul tavolo, ho avuto la nitida percezione del luogo in cui avrei dovuto far iniziare il viaggio. O meglio, da dove sarei partita per raccontare il viaggio. Così ho invitato la mia assistente a mettere in moto l’auto e ad aiutarmi a salirci. Ricordo, era una calda giornata di luglio e il riverbero sulle superfici vetrate degli edifici conferiva al sole un irresistibile fascino vacanziero. Mi sarei presa una mezza giornata di riposo; avrei fatto la turista, anche, con gli occhiali a buon mercato calati sul naso e indosso una canotta leggera di cotone bianco. Ho chiesto alla mia assistente di guidare fino ad Agliè, attraversando le tranquille strade in mezzo alla campagna impreziosite dall’abbacinante luce estiva. Il percorso lo conoscevo bene: sono nata qui, in questo taglio di terra tra le valli del Canavese e il bacino dell’Orco. Sicchè quando siamo giunte in territorio alladiese mi sentivo più una guida che una turista, intenta a spiegare di vicoli, borgate, dinastie alla mia assistente che viene dalle risaie del vercellese e conosce la residenza sabauda di Agliè solo per sentito dire.

Il caso vuole, tuttavia, che il castello non fosse aperto al pubblico quel giorno, a causa dei danni che i recenti temporali avevano causato nei dintorni.

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