Se tabacco e Venere riducon in cenere…

Seduta sotto il gazebo, nel giardino di casa, in mezzo alle begonie e alla verbena, mi ritrovo a soppesare quest’estate che sta volgendo al termine. La meta del prossimo viaggio è ormai decisa, non resta che trovare un’offerta vantaggiosa per le mie tasche da squattrinata.i-havent-been-everywhere-but-its-on-my-list-2 Certo, se avessi maggiori possibilità economiche vorrei spingermi oltre i confini che la malattia prima e le difficoltà finanziarie poi hanno sempre tenuto a distanza, come un orizzonte irraggiungibile. Tuttavia, l’indole irrequieta che mi distingue rende, ai miei occhi, più desiderabili i tragitti impervi e gli ostacoli insormontabili. Gli orizzonti che rapidamente diventano approdi non suscitano in me lo stesso fascino di un eremo in cima ad una ripida scalinata o di una frontiera chiusa da un categorico divieto d’accesso.  Ci sono luoghi che la mia condizione fa apparire preclusi, e per questo motivo si trasformano in mete allettanti. So che prima o poi, in qualche modo, li raggiungerò.

Si è sollevato il vento, le tende del gazebo si gonfiano come le vele di un’imbarcazione (e la cenere del sigaro viene soffiata via dal posacenere). Sopra il tavolo dipinto d’azzurro, alcune immagini della mostra fotografica visitata sabato a Palazzo Reale, una retrospettiva dedicata a David Seymour.

We are only trying to tell a story. Let the 17th-century painters worry about the effects. We’ve got to tell it now, let the news in, show the hungry face, the broken land, anything so that those who are comfortable may be moved a little.
—David Seymour

La mostra mi è piaciuta molto, ma ciò che ricordo meglio sono il pavé nel cortile, i sobbalzi sulla sedia che fanno tremare la voce e la eguagliano al suono che esce da una vecchia radio, la testa che ciondola come un pendolo e la mia andatura lenta sopra il ciottolato al fine di attutire gli urti. Ricordo l’ascensore d’epoca, che fino all’anno scorso aveva le porte traballanti e se le aprivi o chiudevi troppo in fretta scivolavano fuori dai cardini e in una frazione di secondo te le trovavi sulla testa a pesare sulle corna più o meno ramificate, la cui lunghezza dipendeva in gran parte dal tempo impiegato a capire che l’amore non è mai fedele…

4 pensieri riguardo “Se tabacco e Venere riducon in cenere…”

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