L’emivita della libertà.

Le serate migliori sono quelle che trascorro nella stanza con l’affresco del rito dionisiaco, alla luce di una candela. E in cui scrivo, accanto a una tazza di tè, nel silenzio della casa.

Quanto durerà questo stato di benessere? Ho sempre voluto vivere così, poter decidere delle mie notti.

L’indipendenza, qui e non altrove, è un contratto a tempo determinato. Qui si è precari verso ogni respiro; verso ogni scelta che contempli un domani. Ogni giorno è una rivendicazione d’indipendenza, un profluvio di parole contro l’oppressione di un incubo.

Quanto può durare la libertà?

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