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L’indipendenza sa di cioccolato.

Vi siete mai chiesti che sapore abbia l’indipendenza?

Sa di cacao mescolato al latte e servito fumante dentro una tazza di maiolica bianca; sa di crema Chantilly e di panna montata accomodate dentro un bignè ricoperto di zucchero a velo. E forse sa anche di crema al cioccolato e di fragole affondate in due soffici strati di pan di Spagna. Forse sa di frutti rossi e di zenzero messi in infusione dentro una tazza di acqua rovente. Io so per certo – senza presunzione – che l’indipendenza ha il sapore della cioccolata calda e dei bignè. E non ha alcuna importanza – il sapore resta lo stesso – se non la si gusta con il cucchiaino, ma con una cannuccia, sorseggiandola anziché farla scivolare sulla lingua, sciogliendola sul palato.

Capita che tu scopra quale ne sia il sapore una domenica pomeriggio, durante una passeggiata in città, dopo aver attraversato la via porticata che per un giorno è la via dei Portici di Carta. Tuttavia, mentre cammini tra le bancarelle piene di libri, facendoti largo tra la folla che odora di vaniglia, di bergamotto, di cuoio, di menta, di lana, di tessuti acrilici e di plastica, non avverti la benché minima intuizione di ciò che stai per scoprire. Inizi ad intuirlo soltanto quando svolti nel corso di regale memoria, di fronte alla stazione ferroviaria, e lo percorri avida di profumi di pasticceria fino ad averne gli occhi pieni di soffici richiami. E lì, specchiandoti sulla vetrina del famoso Caffè, dai forma all’intuizione. Soltanto una volta entrata e aver preso posto a uno dei tavolini della sala decorata secondo lo stile dell’Art Deco, però, ne scopri – finalmente – il sapore.

Sei uscita di casa una domenica pomeriggio insieme alla tua assistente che, guidando la tua auto, ti ha accompagnata in città. È un pomeriggio d’autunno con il cielo coperto e l’odore delle caldarroste nell’aria. Hai scelto di fare una passeggiata, non hai avuto dubbi sulla destinazione. Hai scelto perché potevi scegliere. L’indipendenza ha il sapore del cacao mescolato al latte e servito fumante, delle paste con la crema Chantilly e la panna montata, spolverate di zucchero a velo. E credo, con una certa convinzione, che la libertà abbia lo stesso sapore.

Platti
Turin. At the pastry shop, Platti.

Ho camminato sui tetti…

Su quanti ascensori sono salita, in 36 anni, non ricordo. In genere, però, ricordo i pianerottoli, gli androni, le terrazze a cui mi hanno condotta. E a parte il vecchio ascensore del condominio in cui ho vissuto gli anni dell’adolescenza, una sorta di scatola con le porte a battenti e le pareti color mandarino che parevano in preda all’itterizia, uno di quelli che ricorderò è l’ascensore che conduce alla terrazza del Museo della Montagna.     (go to the English version)

Il tragitto è stato breve: un paio di piani dentro una piattaforma con le pareti di vetro opalino. Un piccolo balzo come in assenza di gravità. Non ho avuto nemmeno il tempo di ascoltare la voce claustrofobica che affanna sulla soglia di una cabina stretta tra quattro mura.  Uscita dall’ascensore, sul belvedere, l’impatto con il sole di settembre sorprendentemente caldo. Poi la luce, calda e accecante delle ore pomeridiane. Infine la città, estesa come un mosaico sulla superficie pianeggiante al di là del Po; oltre i tetti con le tegole rosse sui quali ci affacciavamo.  E dietro di noi, la collina, i sontuosi edifici adombrati dal fogliame, la strada che tante volte ho percorso, e che sale verso le stelle…

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TERMINI DI PARAGONE.

Per me vivere da sola non significa, alla lettera, essere sola: da sola non riuscirei a versarmi nemmeno l’acqua nel bicchiere!

La mia giornata è organizzata in modo tale da far convivere la mia necessità di aiuto e il bisogno di privacy. In casa mia si alternano due assistenti, ciascuna delle quali è addestrata ad essere discreta – in parole povere, se ho un rendez-vous, loro garantiscono riservatezza ed intimità – e sa ricavarsi i propri spazi in casa senza essere una presenza invadente – non si piazzano sul mio divano per ore a guardare la tv, con i piedi sul tavolo e il telecomando in mano, tanto per capirci.

Sabato, ad esempio, volevo trascorrere la giornata insieme all’amica Margherita, una raffinata appassionata d’arte, amante della bellezza e delle passeggiate notturne tra i richiami liberty dell’architettura torinese. Non avendo la possibilità di far allestire un’auto per la guida con joystick, non ho mai preso la licenza di guida (quindi nessun segno della croce o rituale apotropaico, signori!). Sicché la mia assistente mi ha accompagnata in città, con la mia macchina, mentre io – ingabbiata con la mia seggiola a ruote tra i sedili posteriori come un cavallo dentro il box – svolgevo a perfezione il ruolo di navigatore. Ruolo che peraltro mi riesce bene, tranne quando finisco con lo smarrirmi in un paesino di mille anime o imbocco la tangenziale in direzione sud dovendo, invece,  andare verso nord. In città, però, sono una Via Michelin personificata, l’incarnazione di Google Maps con i capelli lunghi e un paio di jeans attillati! Non c’è piazza o via che non mi ricordi qualcosa: un incontro inatteso, una focaccia talmente buona da leccare pure l’involucro di carta, una lavanderia automatica che un giorno, carica di indumenti come una venditrice ambulante, ho trovato chiusa…Insomma, tutte queste reminescenze hanno trovato collocazione dentro la mia testa come le indicazioni su una cartina geografica.  Così non sbaglio un vicolo, la città non ha segreti!

Volti a confronto
Volti a confronto

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Se tabacco e Venere riducon in cenere…

Seduta sotto il gazebo, nel giardino di casa, in mezzo alle begonie e alla verbena, mi ritrovo a soppesare quest’estate che sta volgendo al termine. La meta del prossimo viaggio è ormai decisa, non resta che trovare un’offerta vantaggiosa per le mie tasche da squattrinata.i-havent-been-everywhere-but-its-on-my-list-2 Certo, se avessi maggiori possibilità economiche vorrei spingermi oltre i confini che la malattia prima e le difficoltà finanziarie poi hanno sempre tenuto a distanza, come un orizzonte irraggiungibile. Tuttavia, l’indole irrequieta che mi distingue rende, ai miei occhi, più desiderabili i tragitti impervi e gli ostacoli insormontabili. Gli orizzonti che rapidamente diventano approdi non suscitano in me lo stesso fascino di un eremo in cima ad una ripida scalinata o di una frontiera chiusa da un categorico divieto d’accesso.  Ci sono luoghi che la mia condizione fa apparire preclusi, e per questo motivo si trasformano in mete allettanti. So che prima o poi, in qualche modo, li raggiungerò.

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Lavarsi non è un crimine.

Se nel prendere gli ascensori puoi assicurarti di evitare l’inscatolamento con spugne umane grondanti sudore, dentro i Musei sei obbligato a rischiare!   (go to the English version)

Capita, talvolta, di trovarsi nella stessa sala con persone che – incuranti delle più basilari norme igieniche – effondono nell’aria un acre odore, in un crescendo di aromi nauseabondi che va dall’effluvio rancido di ortaggi ammuffiti al fetore mefitico di capra bagnata. Sicché non resta che spostarsi in un’altra sala, giungendo finanche a seguire il percorso di visita al contrario, in nome della sopravvivenza.
Questo è uno dei motivi per cui non amo andare nei luoghi affollati in estate – a meno che non siano all’aria aperta.

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In ascensore, STOP al sudore!

Le storie sugli ascensori sono molto popolari e diversi registi hanno tratto ispirazione da questi racconti sensazionali, spesso spaventosi.                                                     (go to the English version)

Le cose che devi sapere per prevenire la paura di restare bloccati in ascensore sono tre:

# 1. Se siete su una sedia a rotelle non dovreste aver paura degli ascensori, visto che potreste doverli usare anche per prendere i biscotti da una mensola posta in alto! Dont-sweat-the-petty-things__quotes
# 2. Controllate sempre la capienza dell’ascensore, soprattutto se il peso della vostra carrozzina è circa 150 kg… Perché se con voi salissero 2 uomini grassi, dovreste essere pronti a rimanerci intrappolati dentro! Nonché a udire l’ascensore che pianifica il suicidio…
# 3. Non usare l’ascensore insieme a persone sudate. Potreste svenire prima che le porte si aprano! È consigliabile attendere il turno successivo…

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